
Sono le sette e trenta del mattino del 2 luglio 2008, il “Yellowstone bear team” è pronto, come tutte le mattine, per iniziare una nuova giornata di lavoro, l’ultima e poi 5 giorni di vacanza!
Io sono ancora in roulotte che preparo le ultime cose utili ad affrontare una calda giornata tra i boschi. Pochi minuti dopo arriva Carryn per dire che i “trappers” (la squadra addetta alla cattura degli orsi) hanno chiamato annunciando che c’è un orso in trappola, loro sono pronti per recarsi sul posto e con loro possono andare solo 2 del team!! Jocelyn, la mia compagna di roulotte, una delle crew leader, non esita a fare il mio nome, mi dice che non ha dubbi a credere che non posso assolutamente perdermi questa occasione. Io all’inizio non ero molto convinta, sono l’ultima arrivata nel gruppo, ma per loro non sembra essere importante, tutti mi dicono che io sarò una delle prime ad andarsene a metà agosto ed era scontato che alla prima cattura io avrei partecipato.
Ok, inizio a sentirmi agitata, sarà una grande esperienza vedere un orso da così vicino, imparare le procedure di cattura e di accertamento dello stato di salute dell’orso catturato mi servirà ad arricchire le mie competenze in materia.
Alle otto io e Andy, un altro crew leader, partiamo per raggiungere il porto dove incontreremo i due trappers. In pochi minuti carichiamo tutto il materiale sulla barca e ci dirigiamo alla trappola nella Flat mountain, una zona a sud del lago di Yellowstone.
Qui per catturare gli orsi non usano il laccio, ritenuto troppo pericoloso per l’orso e preferiscono le “culvert trap” decisamente più costose, ma che garantiscono una maggior sicurezza all’animale catturato. Sono molto semplici, consistono in una gabbia con all’interno un’esca molto appetibile (pezzi di carne fresca), quando l’animale vi entra dentro e afferra l’ultimo pezzo di carne in fondo alla gabbia un meccanismo la fa chiudere intrappolando l’animale all’interno.
Dopo poco più di un’ora siamo arrivati alla spiaggia della Flat mountain, scarichiamo tutto il materiale dalla barca e ci dirigiamo verso la trappola che è situata a 600m dalla riva del lago.
Noi ci fermiamo a 150m dalla gabbia, possiamo vederla e sentire il rumore di un grosso animale che sentendoci vicini si agita al suo interno. Non abbiamo la certezza che sia un orso, potrebbe essere un wolverine (Gulo gulo) o un altro carnivoro, ma io non smetto di sperare che si tratti di un grosso orso. Io e Andy aspettiamo mentre i trappers con cautela e con un fucile a testa in mano, si avvicinano alla gabbia per vedere di cosa si tratta. Noi intanto dobbiamo assicurarci e controllare che nessun altro animale si avvicini al sito.
I trappers coprono la gabbia per tranquillizzare l’animale e quando tornano indietro da noi mi annunciano con un gran sorriso che sono stata molto fortunata si tratta di un giovane orso nero (Ursus americanus) perfetto per il progetto, era quello che speravano. Avevano bisogno di un orso nero con il collare perchè non ne avevano ancora catturato uno. Io sono un po’ delusa, speravo in un grizzly, ma comprendo il loro entusiasmo e capisco che si tratta comunque di una grande esperienza!
Alle undici è tutto pronto, siamo a 20m dalla trappola e i trappers si avvicinano per sedare l’animale. Appena iniettato il tranquillante bisogna attendere 3 minuti, assicurarsi che si addormenti nella giusta posizione, senza piegare il collo altrimenti potrebbe soffocare e poi tirarlo fuori dalla gabbia e iniziare la “visita”.
Abbiamo iniziato con il monitorare il livello di ossigeno, la respirazione, la temperatura e il polso dell’animale, ognuna di queste misure veniva presa ogni 15 min. Sono stati prelevati i campioni di sangue e di pelo, prese le misure delle zampe e del corpo. L’orso pesava 55kg, era un giovane esemplare di 2/3 anni, l’età è stata stimata da un’analisi della dentatura. Gli abbiamo messo le marche auricolari e per ultimo posizionato il collare. Io e Andy abbiamo aiutato i trappers come se fossimo uno di loro, considerando che
qui non devi essere un veterinario, ma solo aver fatto un corso per anestetizzare, potevamo considerarci dei veri trappers alle prime armi. Inoltre essendo solo in quattro il nostro aiuto era più che indispensabile.
L’orso seppur fosse un orso nero era completamente biondo, ma mi è ormai assolutamente chiaro che il colore non è determinante per l’identificazione della specie. Ciò che si deve osservare con attenzione è la schiena, se presenta o no la gobba, il colore e la forma del muso e le unghie.
Il nostro biondo orso nero era in buona salute, l’effetto del tranquillante è passato rapidamente e noi con altrettanta premura lo abbiamo lavato e ci siamo allontanati aspettando che si svegliasse completamente e ritornasse da dove probabilmente era arrivato....
3 commenti:
Mamma mia bruuuuuuuuuuu..sembra di stare nel più avvincente dei documentari..invece dentro ci sei proprio tu!! chissà che emozione stargli cosi vicino, toccarlo, prenderne le misure! sn veramente felice per te: stai facendo davvero una bella esperienza!
qui manchi sempre!
ti voglio bene
claudia
ehi bru..solo ora ho visto le foto del biondo orso nero catturato! che bello, che emozione!
sono sempre più felice per te!
mi manchiiiiiiiiiiiiii!!!
forse mi toccherà venirti a trovare perchè ho come la sensazione che rimarrai li........pensiero bello ma allo stesso tempo triste dell' una e mezza dopo una sbronza tesaaaaaaaaaaaaaaa!!!
ti voglio bene!
claudia
hola cugi!
Come saprai l'esame è andato bene!
DOMANI SI VA AL MARE...
Finalmente un po' di sano cazzeggio in terronia. Per fine luglio sarò a Londra...Che mi consigli???
Tu? Quanti nuovi articoli. Sono felice per te...
Fatti viva, chè la zia chiede sempre.
Bacetti,
Michy
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